Statement:

"Anche le verità si confondono se viste da una certa altezza"

Karl Capek "Pilate’s  Creed" (1920)

Statement:

"Even the truths  get confused when viewed from a certain height"

Karl Capek "Pilate's Creed" (1920)

 

" Nelle mie opere la fotografia è considerata  un’emanazione della pittura e descrive una realtà soggettiva. Punto di partenza è l’immagine digitale, sfocata attraverso lenti pinhole e successivamente stampata su supporti  in tela grezza o carta-stracci con antiche tecniche  di stampa fotografica che restituiscono corporeità all’immagine trasformandola in strato pittorico, in oggetto, in polvere. La polvere è una delle iscrizioni del tempo, è un ready-made, è l’informe, l’entropia, l’irriducibile, la metafora della nostra stessa dissoluzione.

Soggetto di queste immagini sfocate è ciò che la polvere rappresenta, ovvero l’assenza: assenza di colore, di luce, di tempo, di movimento, di azione, di spazio, di forma, di dettagli e di gravità….assenza che descrive non-luoghi sospesi  tra due o tre dimensioni, tra reale ed irreale, tra esterno ed interno in una staticità metafisica priva di dettagli dove la mente può ancorarsi ma che diventa in qualche modo famigliare, misteriosa e legata alla memoria. Questo poiché per comprendere l’immagine sfocata che sta osservando la nostra mente elabora  ipotesi che poi cerca di verificare attraverso una serie di confronti con immagini già note facendo ricorso ad un archivio più o meno vasto che chiamiamo memoria visiva. Le immagini che ci colpiscono maggiormente rompono silenziosamente il rumore bianco che ci circonda e anche se sfocate ci appaiono sensazionali, autentiche misteriose e famigliari."

 

Roberto Dapoto

 

" In my works photography  is regarded as an emanation of painting and describes a subjective reality. The starting point is a digital image, blurry through pinhole lens and subsequently printed on media in raw canvas or paper-rags with old photographic printing techniques that return corporeal image, transforming it into the paint layer, as specified in dust. Dust is one of the inscriptions of  time, it is a ready-made, is the formless, the entropy, the irreducible, the metaphor of our own dissolution. Subject of these blurred images is absence: absence of color, light,  time, movement, action, space, form, details and gravity.

Absence that describes not -places suspended between two or three dimensions, between real and unreal, between outside and inside in a static metaphysics devoid of details where the mind can anchor itself but becomes somewhat familiar, mysterious and linked to memory. This is because in order to understand the blurred image which is observing our mind elaborates hypothesis that then tries to verify through a series of comparisons with images already known by resorting to a more or less extensive archive we call visual memory. The images that affect us most silently break the white noise that surrounds us and even blurry we appear  sensational, mysterious , family and authentic. "

 

Roberto Dapoto

 

 

" Le opere di Dapoto, sono opere di confine, di non-luogo, sono frammenti di un’esistenza che sfugge, ancora prima di essere compresa, in un atto di incompiuta bellezza.

Dapoto osserva i luoghi, la terra, la natura che ne deriva, disperata, melanconica, preziosa e precaria; l’artista fotografa con diverse apparecchiature digitali utilizzando senza discriminazione sia smartphone che lenti pinhole a foro stenopeico, quello che maggiormente lo affascina sono le immagini sfocate e in movimento, in corsa, non definite, residui di memoria mobile, eterea, l’immagine si scompone come cenere o polvere.

Ed è proprio la polvere, questo residuo materico intriso di poetica a legarlo con una presenza umile ma immaginifica come quella di Giorgio Morandi.

Una volta scattate le immagini vengono stampate su supporti materici come tessuti in tela grezza  o fogli di carta riciclata attraverso l’utilizzo di  antiche tecniche di stampa fotografica come la “cianotipia” o la stampa “ Van Dyke”. Quest’ultima, in particolare, si avvale dell’utilizzo di un’emulsione ricavata miscelando elementi fotosensibili quali Ferro Ammonio Citrato e Nitrato di Argento che viene applicata a pennello sui supporti, solarizzata dopo l’applicazione di negativi a grandezza naturale e successivamente fissata attraverso diversi lavaggi. Questo permette di riportare la fotografia ad uno stato materico, pittorico, dove l’immagine inizialmente bidimensionale si sgrana, perde la propria identità per ritrovare un’altra essenza, un’altra corporatura, un’altra grammatura, un altro peso. Il peso specifico di una memoria sfuggevole, che richiede uno sforzo di messa a fuoco, un esercizio mnemonico con la parte più remota ed intima del nostro es.

 

Se un albero scrivesse l'autobiografia, non sarebbe diversa dalla storia di un popolo.” (Khalil Gibran)

 

Di fronte alle esili forme fantasmagoriche, siano rami di alberi, porzioni di terra o farfalle, la delicatezza di sguardo si posa come un sussurro, un battito d’ali antico, fragile ed originario.

 

“Perché vi sono alberi sotto i quali non posso passare senza che vasti e melodiosi pensieri non scendano su di me? | (Ritengo che pendano da quegli alberi, d'estate come d'inverno, e facciano sempre cadere frutti sul mio passaggio).” (Walt Whitman)

 

I supporti in tela grezza o carta riciclata non fanno che rafforzare questo forte senso di fragilità ancestrale, di un’appartenenza perturbante a qualcosa che immediatamente sfugge, corre via, ma che ad una seconda impressione si deposita negli angoli remoti e sicuri della memoria, come quando siamo accolti al ritrovamento di antichi abiti o oggetti nelle case dei nonni da un inconfondibile senso di appartenenza inspiegabile. La polvere si prende così cura della materia, sottraendola al tempo e costituendone una parte essenziale.

 

Terra”, “Gravità”, “Polvere”, “Dal treno”, “Fine dell’estate”. Questi alcuni dei titoli delle opere di Dapoto che già di per sé introducono ad una poetica panteista, profonda, con radici profonde legate ad un preciso sentire, ad uno specifico leggere e osservare il territorio. Melanconico e struggente il linguaggio di Dapoto, diviene uno scambio lirico tra il medium fotografico e quello pittorico, attraverso un’autentica incarnazione, posata, mai sopra i toni, lieve, capace di lasciare una traccia fisica, materica, livida.

 

Il fascino, uno potrebbe dire il genio, della memoria è che è selettiva, casuale e capricciosa; essa rifiuta l’edificante cattedrale e fotografa indelebilmente il piccolo ragazzo seduto accanto, che mastica una fetta di melone nella polvere.”

(Elizabeth Bowen) "

 

 

Federica Fiumelli

 

 

"The works of Dapoto, are works of the border, the non-place, are fragments of a life that escapes, even before they are included, in an act of unfinished beauty.

 

Dapoto observes places, the earth, nature resulting in despair, melancholy, precious and precarious; the artist photographs with different digital media,  using without discrimination both smartphones that  pinhole lenses, the one that most fascinates him are blurry images and moving, running, not defined, mobile memory residues, ethereal, the image It breaks down as ash or dust.

 

And it is precisely the dust, this residual material drenched in poetry to tie it with a humble presence but imaginative as that of Giorgio Morandi.

 

After you take the pictures are printed on media such as textural fabrics in raw canvas or recycled paper through the use of ancient photographic printing techniques such as "cyanotype" or print "Van Dyke". The latter, in particular, employs the use of an emulsion obtained by mixing photosensitive elements such as Ferric Ammonium Citrate and Silver Nitrate which is applied with a brush on the supports, solarized after the application of negative life-size and then fixed through several washings.

 

This allows you to return the photograph to a state of matter, pictorial, where the first two-dimensional image may become coarse, it loses its identity to find another essence, another body, another weight. The specific weight of a fleeting memory, which requires an effort put in focus, a mnemonic exercise with the most remote part and intimate of our example.

 

"If a tree to write an autobiography, it would not be different from the history of a people." (Khalil Gibran)

 

Faced with slender phantasmagoric forms, are the branches of trees, pieces of land or butterflies, the gentle gaze alights like a whisper, a beating of wings ancient, delicate and original.

 

"Because there are trees where I can not go without the vast and melodious thoughts descend upon me? | (I think that hang from the trees, summer and winter, and always bring down fruit on my passage). "(Walt Whitman)

 

The supports in the rough cloth or recycled paper only reinforce this strong sense of ancestral fragility of belonging to something uncanny immediately escapes, he runs away, but that a second impression is deposited in the remote corners and secure the memory as when we greeted the discovery of old clothes or objects in the grandparents' homes by an unmistakable sense of belonging inexplicable. The dust so takes care of the matter, taking it away from the time and constituting an essential part. "Earth," "Gravity", "Dust", "From the Train", "End of summer." These are some of the works of Dapoto titles itself, lead to a pantheistic poetry, deep roots linked to a specific feeling, a specific read and observe the territory. Melancholic and poignant Dapoto's language, it becomes a lyrical exchange between the medium of photography and the pictorial, through an authentic incarnation, resting, never above tones, light, capable of leaving a physical trace, material, livid.

 

"The charm, one might say the genius, the memory is that it is selective, random and capricious; it rejects the edifying cathedral and indelibly photographs the small boy sitting next, chewing a slice of melon in the dust. " (Elizabeth Bowen) "

 

 

Federica Fiumelli